Di cosa parliamo, storicamente, quando parliamo di antisemitismo? Si può difendere l'idea di uno Stato palestinese o attaccare le politiche israeliane senza essere etichettati come antisemiti? Essere critici verso il sionismo rende automaticamente antisemiti? È consentito paragonare Israele al Sudafrica o, se vogliamo, al Terzo Reich? Gli ebrei possono dire cose che i non ebrei non possono dire? Chi può parlare a nome degli ebrei e chi no? Viviamo in una tempesta perfetta di incomprensione che soffoca il dibattito e inibisce una discussione ragionevole - oltre a impedire qualsivoglia autentico progresso. Mark Mazower ci mostra in modo chiaro e accurato come siamo arrivati a questo punto, cercando di fare luce piuttosto che attribuire colpe e responsabilità. "Uno dei tanti pregi di questo eccellente e puntualissimo libro è lo sforzo per restituire un contesto storico a un termine che ormai è usato solo in maniera generica". "The New Yorker" "Un contributo di immenso spessore. Tracciando l'evoluzione del significato di "antisemitismo", Mazower ci dimostra in maniera persuasiva che sarebbe il caso di tornare a considerarla una parola invece di un'arma". "The New Republic" Nel 1879 il giornalista tedesco Wilhelm Marr annunciò la nascita di una Lega degli antisemiti che si proponeva di impedire che agli ebrei fosse concessa una piena uguaglianza giuridica. Fu coniato cosí un sostantivo astratto: "antisemitismo". Il termine si è poi tristemente diffuso a livello globale con l'ascesa di Adolf Hitler e con il piano di sterminio del popolo ebraico portato avanti dai nazisti. Oggi decine di Paesi sono impegnati a combattere l'antisemitismo, ed esistono specifiche task force internazionali il cui compito è quello di sradicarlo. (Fonte: editore).